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Intervista a Mirko DeFox: Consigli Pratici da 30 Anni di Trincea nei meandri del Rock

13:20:00
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Intervista a Mirko DeFox:  La Ricetta per una Scena Metal che Non Arranchi Più

Dalle cantine ai club: l’analisi spietata ma costruttiva di un produttore, promoter e artista storico. Perché la validità musicale non basta più e come costruire un ecosistema sostenibile per il rock e il metal italiano.

Intro: La scena rock e metal italiana è un gigante dormiente, ricca di talento puro ma spesso intrappolata in un circolo vizioso fatto di poche opportunità, cachet irrisori e band che faticano a fare il salto di qualità. Per smuovere le acque, abbiamo intervistato Mirko DeFox, una voce fuori dal coro con oltre tre decenni di esperienza sul campo come artista (X-Hero, Axe Hero, Blondiefox), produttore (DeFox Records, Heart Of Steel Records), promoter (Archivio Nazionale Letterario, Artisti No Limits), divulgatore e comunicazione (Rockitaly, MusicaFollia, Best Star Magazine...) e creativo (Dvlgator Bureau). La sua missione: offrire una guida pratica, senza sconti, per musicisti e organizzatori.

X-Hero

Staff: Mirko, partiamo dal malcontento più diffuso: molte band, soprattutto emergenti, si lamentano della mancanza di palcoscenici e della riluttanza degli organizzatori a pagarle. Cosa non funziona in questo rapporto?

Mirko DeFox: Il problema è alla radice: un clamoroso fraintendimento delle aspettative. Da una parte, l’organizzatore è un imprenditore che deve coprire costi fissi altissimi: affitto, SIAE, personale, bollette. Dall’altra, la band, spesso, si considera un’entità artistica a cui spetta di diritto un compenso. Il punto di collisione è qui: il compenso non è un diritto, ma la conseguenza di un valore dimostrato. Se una band non ha un seguito, non si promuove, non cura la sua immagine, per il locale è un puro rischio economico. Perché dovrebbe pagare 200 euro una band che porta 10 persone? Il business, purtroppo o per fortuna, è business. La passione non paga le bollette del locale.

Staff:  Quindi, la colpa è principalmente delle band che non sono abbastanza professionali?

M.D.: Non userei la parola "colpa", è controproducente. Parlo di mancanza di consapevolezza. Essere una band oggi significa essere una piccola impresa. Il talento musicale è il requisito base, il punto di partenza, non il traguardo. Quello che manca è la visione d’insieme. Una band è un prodotto a 360 gradi: la musica, il look, le foto professionali, la biografia, la presenza scenica, la capacità di comunicare sui social e, fondamentale, la capacità di costruire un pubblico. Se manca anche solo uno di questi tasselli, il prodotto è incompleto e nessun imprenditore – che è l’organizzatore – investirà su di esso.

Mirko e Dire Straits

Staff:  Parliamo proprio di questo. Quali sono, in concreto, i passi che una band emergente deve fare prima anche solo di pensare a chiedere un cachet?

M.D.: Ecco una checklist pratica, la stessa che uso quando valuto un progetto per le mie etichette:

1.      Materiale Professionale: EPK (Electronic Press Kit) impeccabile. Non una mail con due foto sgranate. Serve una bio scritta bene, foto ad alta risoluzione, link a video live di qualità, almeno un brano ben registrato. È il vostro biglietto da visita.

2.      Presenza Online Attiva e Coerente: Social network non abbandonati. Pagina Facebook, Instagram, canale YouTube aggiornati con contenuti interessanti: non solo "venite al concerto", ma dietro le quinte, clip dalle prove, presentazioni dei membri. Create una community, non un monologo.

3.      Investire sul Live… Promozionali (All’Inizio): Le prime serate servono per farsi le ossa. Accettate serate a ingresso condiviso o a cachet zero, ma solo se il locale fa promozione. Usate quelle serate per testare il materiale, imparare a gestire il palco e, soprattutto, per raccogliere contatti email e vendere merchandising.

Staff:  Proprio sul merchandising: quanto è cruciale?

M.D.: Vitale. È il termometro del vostro appeal e una piccola fonte di autofinanziamento. Una maglietta venduta non è solo 15 euro nella cassa della band; è un fan che diventa un messaggero del vostro brand. Curate design di qualità, offrite prodotti a varie fasce di prezzo (dalla spilla da 3€ alla felpa da 50€). Mostrare a un organizzatore di aver venduto 20 magliette in un locale è un argomento di negoziazione più potente di qualsiasi discorso.

Staff:  E gli organizzatori? Hanno delle responsabilità in questa situazione di stallo?

M.D.: Assolutamente sì. L’organizzatore illuminato non è un semplice "riempitore di serate". Dovrebbe essere un curatore della scena locale. Il suo ruolo non è sfruttare la domanda infinita di band offrendo cachet da fame. Il suo ruolo è selezionare band valide (anche se ancora acerbe) e creare un evento. Promuovere la serata in modo serio, creare line up coerenti, offrire alle band un sound adeguato e un trattamento dignitoso. Un locale che si costruisce una reputazione come fucina di talenti avrà sempre il pubblico dei veri appassionati, che è la base di tutto. È un investimento a medio termine.

Staff:  Un'altra domanda, Mirko. Qual è la tua visione per una scena metal italiana più sana e credibile?

M.D.: La mia visione si basa su una parola: ecosistema. Band, organizzatori, producer, media e pubblico devono remare nella stessa direzione.

·         Le band devono smettere di pretendere e iniziare a professionalizzarsi. Costituirsi come associazione culturale è un primo passo formale importantissimo per dare alla propria band un connotato legale e formale.


Mirko e Ian Paice (Deep Purple)

Staff:  Puoi spiegarci perché è così cruciale e, praticamente, quali vantaggi porta?

M.D.: Certamente. Andare in un comune e costituire un'Associazione Culturale no-profit (o altra forma giuridica semplice) non è burocrazia fine a sé stessa. È un cambio di mentalità che si traduce in vantaggi concreti e immediati:

1.      Serietà agli Occhi degli Altri: Presentarvi a un locale, a un ente o a un potenziale sponsor come "Associazione Culturale [Nome Band]" invece che come "Gruppo di quattro amici" cambia completamente la percezione. Siete un'interlocutore affidabile, con una Partita IVA o un codice fiscale, a cui si può emettere una fattura. Questo, da solo, vi fa saltare diversi gradini nella considerazione altrui.

2.      Gestione Trasparente dei Soldi: Aprire un conto corrente intestato all'Associazione permette di gestire in modo trasparente gli incassi dei concerti, le vendite di merchandising e le spese (noleggio prove, attrezzatura, etc.). Tutto è tracciato. Quando chiedete un cachet, lo fate a nome di un'entità legale, non per "pagare le birre".

3.      Accesso a Fondi e Bandi: Questo è forse il vantaggio più sottovalutato. Come associazione culturale, avete il diritto di partecipare a bandi comunali, regionali o europei per il finanziamento di eventi, ristrutturazione di spazi prove, o produzione di dischi. Sono soldi pubblici destinati alla cultura, a cui un gruppo informale non può nemmeno aspirare.

4.      Protezione Legale: In caso di controversie (con un locale che non paga, con un fornitore, etc.), è l'Associazione a essere il soggetto legale, proteggendo in parte il patrimonio personale dei singoli membri.

È il gesto più chiaro con cui una band dice a sé stessa e al mondo: "Noi ci prendiamo sul serio". È il primo, vero investimento non monetario che segna il passaggio da hobby a progetto.

Staff:  Quindi, ricapitolando per le band in ascolto?

M.D.: Esatto. Riassumo i passi concreti:

1.      Fondate un'Associazione Culturale. È la vostra "società".

2.      Investite in un EPK professionale. È il vostro biglietto da visita.

3.      Trattate il merchandising come una linea di business, non un gadget.

4.      Costruite un pubblico reale, non solo follower online.

5.      Approcciatevi agli organizzatori con questa professionalità, proponendo non solo il vostro sound, ma il vostro progetto e la vostra capacità di promuovere un evento.

 

La scena metal ha la forza della passione. Dobbiamo solo affiancarle la disciplina del business e la lungimiranza della comunità. Il talento c'è. Ora serve la strategia per farlo emergere.

 

Axe Hero

Staff:  Mirko, abbiamo parlato di professionalità, associazioni, merchandising. Ma non dobbiamo dimenticare il cuore di tutto: la musica. Quanto è importante, nella tua esperienza, la qualità del prodotto artistico stesso?

M.D.: È tutto. È il fondamento su cui si costruisce ogni cosa. Tutti i discorsi che abbiamo fatto finora – la professionalità, il marketing, il merchandising – sono il moltiplicatore di forza di un prodotto artistico valido. Ma se il prodotto è debole, non c'è moltiplicatore che tenga. Puoi avere la maglietta più bella del mondo, l'EPK perfetto ed essere un'associazione costituita, ma se le tue canzoni non convincono, è tutto tempo e denaro sprecati.

Staff:  Cosa intendi, nello specifico, per "prodotto artistico valido" per una band rock o metal?

M.D.: Intendo tre livelli, che sono una scala di priorità assoluta:

1.      Le Canzoni. Prima di tutto. Devono essere ben strutturate, memorabili e oneste. Un riff potente è inutile se non sostiene una canzone. Un assolo tecnico è noioso se non serve all'emozione del brano. La canzone deve resistere anche suonata in acustico. È la spina dorsale.

2.      La Registrazione (Il CD, il File, l'Album). Questo è il punto su cui, come producer, mi infervoro. Oggi, con la tecnologia accessibile, tutti possono registrare. Ma "registrare" non significa "produrre". Un missaggio e un mastering professionali non sono un lusso, sono un investimento obbligatorio. È l'unico modo per competere nel mercato globale. Un suono scarabo, poco definito, con le batterie che sembrano lattine, uccide sul nascere anche la canzone migliore. Il vostro disco è il vostro biglietto da visita sonoro. Deve colpire allo stomaco e al cuore come fareste dal vivo, se non di più.

3.      La Coerenza Artistica. L'album, inteso come insieme di brani, deve avere una sua identità. Non deve essere una collezione casuale di pezzi. Deve raccontare qualcosa, deve avere un filo conduttore, un'atmosfera. È quello che trasforma un gruppo di canzoni in un disco, in un'opera.

Staff:  Quindi, qual è la sequenza corretta di investimento per una band?

M.D.: La sequenza ideale, e spesso trascurata, è questa:
1. Scrivere e arrangiare canzoni forti. Spendete mesi, se necessario. Testatele dal vivo. Affinatele.
2. INVESTIRE in una registrazione, missaggio e mastering di QUALITÀ. Questo è il vostro primo, vero, grande investimento. Tagliate su tutto il resto, ma non qui. È meglio avere un EP di 4 brani con un suono stratosferico che un album di 12 tracce con un suono che fa pena.
3. Una volta che avete in mano un prodotto sonoro di cui andate fieri, allora, e solo allora, parte il moltiplicatore: il merchandising con la grafica che richiama l'atmosfera del disco, l'EPK che linka a brani di alta qualità, la promozione che ha qualcosa di concreto da promuovere.

Senza un prodotto musicale solido, si costruisce su sabbia. Con un disco potente tra le mani, tutto il resto – i cachet, il pubblico, la credibilità – diventa non solo più facile da ottenere, ma meritato.

 

Mirko e Monte Melnick manager dei Ramones

Pay-to-Play e Opener per Nomi Famosi: Investimento o Fregatura?

Staff:  Mirko, un'ultimissima domanda. Come vedi il fenomeno del "pay-to-play" (dove la band paga per suonare) e, in generale, l'opportunità di aprire i concerti di nomi famosi? È un investimento proficuo?

M.D.: Questa è una delle questioni più spinose. La risposta non è un sì o un no netto, ma un "dipende dalle condizioni". Dobbiamo separare due concetti spesso mischiati: il pay-to-play vero e proprio e l'investimento in una serata importante.

1. Il PAY-TO-PLAY VERO E PROPRIO: QUASI SEMPRE UNA TRUFFA

Il "pay-to-play" nella sua forma più pura è quando un promoter vi obbliga a comprare un blocco di biglietti a un prezzo scontato (es. 50 biglietti da 15€ l'uno) per rivenderli voi, assumendovi tutto il rischio. Se non li vendete, ci rimettete dei soldi.

·         La Mia Posizione: È una pratica tossica e da evitare come la peste.

·         Perché?

o    Falsità: Vi trasforma da artisti in venditori ambulanti. L'attenzione si sposta dalla musica all'ansia di vendere biglietti agli amici e parenti.

o    Nessuna Selezione Artistica: Il promoter non sceglie la band per la sua qualità, ma per la sua capacità di vendere biglietti. Una band mediocre con 100 amici disposti a pagare avrà la meglio su una band talentuosa ma con una rete sociale più piccola.

o    Danno alla Scena: Sminuisce il valore della musica e crea un circolo vizioso di sfruttamento.

2. APRIRE PER UN NOME FAMOSO: L'INVESTIMENTO (Se Fatto Bene)

Quando parliamo di essere "opener" (band spalla) per un artista affermato, il discorso cambia radicalmente. Qui non si paga per suonare, ma si investe in un'opportunità di visibilità unica. La domanda giusta non è "quanto mi costa?", ma "che ritorno ho su questo investimento?".

Ecco cosa puoi ottenere, se gestito in modo professionale:

A) Visibilità e Credibilità (Il Guadagno Principale)

·         Pubblico Nuovo e Ricettivo: Suonate di fronte a un pubblico che non vi conosce, ma che è lì perché ama il vostro stesso genere. È un target perfetto.

·         Associazione d'Immagine: Essere sul stesso palco di un nome affermato dà immediatamente credibilità. Potrete scrivere per sempre nel vostro CV: "Apertura per [Nome Artista Famoso]".

·         Attenzione dei Media: I media che seguono l'artista principale potrebbero notarvi.

B) Vendita di Merchandising (Il Ritorno Economico Diretto)

·         Posizionamento Strategico: È FONDAMENTALE che nel contratto sia esplicitamente previsto che abbiate il VOSTRO banchetto merchandising in un punto di passaggio obbligato del locale.

·         Potenziale Altissimo: Un pubblico di 500-1000 persone, già caldo per il genere, è il luogo ideale per vendite record di magliette, CD e spille. Un solo concerto del genere può fruttare in merch quello che di solito vendete in 10 serate normali. Questo da solo può ripagare l'investimento iniziale.

C) Esperienza Inestimabile

·         Palco Professionale: Suonare su un palco grande, con un sound system di alto livello e una crew tecnica professionale è un'esperienza formativa che accelera la crescita della band.

·         Watch and Learn: Osservare da vicino come una band di professionisti gestisce le prove, il soundcheck, i rapporti con la crew e lo spettacolo è una lezione gratuita e preziosissima.

Mirko e Thomas Silver degli Hardcore Superstar

La Checklist per un Investimento Profittevole

Prima di accettare, ponetevi queste domande:

1.      Costo/Beneficio: Qual è il costo totale (eventuale cachet negativo, trasporto, etc.)? Le potenziali vendite di merch e la visibilità lo giustificano?

2.      Condizioni Chiare: C'è un contratto? Il banchetto merch è garantito? Avremo un soundcheck dedicato? Saremo citati nella promozione?

3.      Affinità di Genere: Il pubblico dell'artista principale è il nostro pubblico potenziale? Aprire un concerto folk per una band death metal è inutile.

4.      Siamo Pronti? Abbiamo un set di 20-30 minuti super collaudato, un merch di qualità e l'atteggiamento giusto per conquistare un pubblico freddo e/o disinteressato?

In Conclusione:

·         Evitate come la peste il pay-to-play classico.

·         Valutate come un investimento aziendale l'opportunità di aprire un concerto importante. Se i numeri e le condizioni tornano, e se la band è pronta a sfruttare al massimo l'occasione, può essere la mossa più intelligente che possiate fare per fare il salto di qualità. Non si paga per suonare, si investe per crescere.

GRAZIE Mirko per questa bella chiacchierata e per gli approfondimenti e suggerimenti, siamo certi che molte band ti potranno essere grate!

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Intervista esclusiva a Michele Vitulli

17:14:00
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Cesare Greselin: Ciao Michele Vitulli, “Speak To Me”, parlami di come Jerry Marotta e Flav Martin ti hanno scelto per fare il tour con loro.

Michele Vitulli: E’ un caso che risale a qualche anno fa, ho conosciuto Flav in un modo molto particolare. Era un posto strano, in sostanza il retro di una cartoleria che faceva della musica, ed io ero lì con uno scrittore, Daniele Locchi, che stava presentando un suo libro su gli anni 80’ ed io lo accompagnavo con il mio Stick con musiche di quel periodo in una maniera particolare. E nel pubblico, che non era molto numeroso, c’è Flav; a fine serata è venuto da me, si è presentato e abbiamo iniziato a chiacchierare, mi ha dato il suo disco che mi è piaciuto molto e lì, appunto, suonava con Jerry, che io conoscevo di fama. Flav mi disse: “perché non facciamo qualche cosa insieme?” così dopo un paio di giorni lui ed io, con un mio amico chitarrista che si chiama Paolo Loppi, abbiamo fatto una serata in un piccolo club a Firenze, poco più di una jam.

Poi ci siamo tenuti in contatto con Facebook e lui mi continuava a dire che “Jerry ed io facciamo un tour in Europa e tu suonerai con noi”. Io pensavo che fosse una di quelle cose che si dicono, sì sì, ma figurati! E invece è stato vero. Con Jerry ci siamo sentiti parecchie volte su Skype, gli ho fatto avere delle cose che avevo registrato e mandato qualche video anche perché si rendesse conto di quello che facevo. Piano piano abbiamo organizzato questa cosa e alla fine è successa, abbiamo fatto questo tour che è quasi alla fine. Per me è stato molto divertente e ho imparato molte cose.

CG: Parlami di te come solista, del tuo ultimo cd intitolato “ Polimeri Effimeri” Suite Per Chapman Stick e Violino.

MV: Questo è il mio secondo cd da solista ma è il mio primo con materiale originale e fondamentalmente è un disco basato totalmente sul Chapman Stick e violino. Il Chapman Stick è uno strumento particolare, non molti lo suonano, lo associano al basso, lo suona Tony Levin e Alphonso Johnson che è uno dei bassisti più famosi. In realtà è più simile a un pianoforte, è un incrocio fra pianoforte e chitarra che può fare anche le parti basse, io lo suono come un pianoforte, componendo anche le parti di violino che son state suonate da Jacopo Ciani, violinista italiano molto bravo. E' un concerto album basato su una breve storia che ho scritto che si trova all’interno del Booklet del Cd in versione italiana, spagnola e in inglese. In particolare è una storia, in parte autobiografica e in parte filosofica sulla vita, la morte e l’amore, in generale. Sono dei piccoli pezzetti che costruiscono un’intera suite. Ho cercato di far prevalere l’aspetto emozionale su quello tecnico, è abbastanza melodico e allo stesso tempo mi è piaciuto giocare con le tonalità, con le modulazioni, giocare con i tempi... ci sono parecchi tempi dispari. Non so come catalogare queste musiche, forse nella New Age, alcuni aspetti nel Progressivo Acustico. L’ho dedicato a mia moglie e a mio figlio nato da poco. Artisticamente sono nato come bassista, ho suonato parecchi anni con gli Articolo 31, Paolo Vallesi, con Shel Shapiro.

Ho avuto collaborazioni con altri artisti da Irene Grandi a Dolcenera in studio e dal vivo. Ho avuto la fortuna di avere insegnato a tanti tanti allievi il bass elettrico e molti di loro ormai fanno questo lavoro a livello piuttosto alto. In questi ultimi anni mi sono delicato alla produzione, sto lavorando con un giovane cantante molto bravo, fiorentino, si chiama Francesco Reniero, abbiamo realizzato un primo album con musica originale dove ha partecipato Grazia De Michele in duetto in un pezzo. E poi anche un secondo album musicale per bambini. Adesso sta per uscire il secondo disco dove Jerry Marotta ha suonato la batteria per due brani. E’ stato ospite desiderato e colgo quest’occasione per ringraziarlo per la sua batteria fantastica in quei brani. Usciremo probabilmente dopo l’estate con il singolo e poi con l’album con una buona etichetta discografica che per scaramanzia non ti dico qual è. Francesco è un cantante e autore bravissimo, straordinario, ha ventiquattro anni ma con la maturità dei grandi, canta e suona da quando ne aveva dodici. Ha fatto tante cose, l’anno scorso è stato il più giovane vincitore del “Musicultura”, ha vinto il premio “Venezia”, il premio“Bertoli” ed è finalista “BMA”, questo solo nell’ultimo anno.

Negli ultimi due anni ha aperto il concerto di Ligabue a Monza e a Firenze ha aperto due concerti a De Gregori e tanti concerti con Grazia De Michele, molto altro con Fiorella Mannoia. Domani aprirà il nostro concerto a Roma e la prossima settimana a Firenze, vi invito ad ascoltarlo perche è veramente un ragazzo in gamba e bravo, fuori dagli schemi, gli hanno proposto più volte di andare ai Talent Show ma ha preferito fare la gavetta tradizionale per formarsi in questa maniera. Questo è quello che sto facendo negli ultimi anni, faccio anche delle serate nei club con dei gruppi cover, naturalmente con il mio Chapman Stick e come turnista quando mi chiamano a suonare da qualche parte.

CG: Questo è un bel tour con Jerry Marotta e Flav Martin?

MV: Assolutamente! E' il mio primo tour Europeo, mi ha dato la possibilità di vedere dei paesi dove non ero mai stato. Abbiamo suonato in posti anche piccoli, teatri, club, posti bellissimi. C’è sempre da imparare ogni giorno e poi da Jerry... lui che è un mostro sacro della musica rock; ho dei dischi, dove lui ha suonato, che sono stati fondamentali per me. Possiede una grande umiltà e professionalità, può trovarsi davanti a dieci persone come a mille, ma lui da il massimo e suona da paura. E' davvero bello suonare con lui, è divertentissimo, favoloso.

CG: Puoi fare un saluto a tutti i nostri iscritti ad “Artisti No Limits”?

MV: Certamente! A tutti voi membri di “Artisti No Limits”: che l’arte sia sempre in voi e con questo miglioriamo il mondo.

CG: Grazie Michele.

MV: Grazie a te.


Intervista a Marika Zoccarato con foto (intervista e copertina per Best Magazine 72)

10:29:00
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Vip

Arte, bellezza, eleganza e simpatia oggi hanno un nome e un cognome: Marika Zoccarato.

Ho incontrato Marika per uno Shooting come spesso accade nel mio lavoro, ma questa volta sono rimasto piacevolmente sorpreso nel trovarmi davanti a una ragazza piena di talenti, semplice e simpatica.

Marika, oltre ad aver vinto molti concorsi come Miss Universe Italy, ha conseguito una Laura Treinnale all’Accademia di Belle Arti di Venezia in Scenografia e Architettura di Scena e successivamente ha proseguito con una Laurea Magistrale allo Iuav di Venezia, in Teatro e Arti Visive.
Nata a Padova, lavora come modella e attrice e si divide tra Cinema e TV, ricoprendo vari ruoli in capolavori come: “Cuork”su LA7, nel ruolo Eva attrice comica; “The Tourist” diretto Florian Henckel von Donnersmarck, con Angelina Jolie e J.Depp; “Faccia d’Angelo” regia Andrea Porporati, con Elio Germano; ruolo di Stella (prima compagna); “Hotel Cercasi” su Real Time, con Paola Marella; “Niente di serio”diretto da Laszlo Barbo, con Claudia Cardinale, Nunzia Schiano, Gian Marco Tognazzi; “In Search of Fellini” regia Taron Lexton, con Maria Bello, Ksenia Solo, Mary Lynn Rajskub, Paolo Bernardini, ruolo Pacido Girls; “The Aspern Papers” Regia di Julian Landais con Jonatha Rhys Meyers.
Ho ventinove anni, vivo a Padova anche se mi sposto quasi ogni giorno per lavoro in tutta l’Italia.

Un curriculum davvero invidiabile, sarai sempre in movimento… per caso nascondi altro?
Nel mondo del cinema, ho avuto l’onore di lavorare a fianco di grandi Attori Hollywoodiani, un’esperienza di certo indimenticabile è stata quando ho ricevuto i complimenti dal grande Regista Florian Henckel Von Donnersmarck e dalla impareggiabile Angelina Jolie nel film The Tourist, è stata una serata magica poter poi essere vicino ad Angelina nella serata di Gala.
Un’ esperienza emozionante è stata partecipare come protagonista  allo spot “Arena di Verona Opera Festival”, per rappresentare l’ Anfiteatro simbolo di Verona per la grande stagione lirica mondiale all’aperto.

Quali altre esperienze vorresti ancora fare?
Ci sono tantissime esperienze che vorrei fare, dopo aver recitato con il grande Elio Germano nella fiction Faccia D’Angelo e la stimatissima Claudia Cardinale mi piacerebbe poter lavorare con il grande Carlo Verdone che ogni tanto mi diverto ad imitare quando faccio i provini casting.

Hai progetti a breve termine?
Ho dei progetti in programma, ma per scaramanzia non voglio dire nulla; posso svelarvi però un’altra mia grande passione che è la pittura, realizzo quadri di grandi dimensioni,con tecniche e materiali misti, questo stile l’ho appreso ed elaborato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e in futuro mi piacerebbe fare un’esposizione.

Descrivi Marika in 3 parole.
Creativa, determinata, seria.

Ciao Marika, a presto!

 Ciao Denis un saluto a i lettori di Best Magazine 
che invito a seguirmi sui social!


intervista e crediti foto by: Denis J Axl








 
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